Emessi i decreti di condanna per i manifestanti che nel 2013 difesero i tribunali di Mistretta e Nicosia

Il Gip del Tribunale di Patti, su richiesta della Procura della Repubblica,  ha emesso un’ottantina di decreti penali di condanna nei confronti dei manifestanti, che l’11 settembre 2013, manifestarono alla stazione di Santo Stefano di Camastra contro la chiusura dei tribunali di Mistretta e Nicosia. Il reato del quale sono accusati è l’interruzione di pubblico servizio, previsto dall’articolo 340 del Codice penale.

Sono gli strascichi delle tante manifestazioni e proteste messe in campo ben quattro anni fa da migliaia di cittadini di Mistretta e Nicosia, tra cui anche quella dell’11 settembre 2013,  le Ferrovie bloccarono la circolazione dei treni per quattro ore, dalle 7 alle 11.  La protesta sui binari mandò in tilt tutto il sistema di circolazione, con treni soppressi e ritardi di quasi tre ore.

Fu una protesta di popolo, parteciparono tantissimi cittadini, avvocati e sindaci del circondario. In quel clima rovente intervenne pure il presidente della Regione, Rosario Crocetta, che improvvisò un discutibile intervento, promettendo interventi del governo regionale, successivamente mai avvenuti.

I decreti di condanna nelle prossime ore saranno notificati ai cittadini, questo provvedimento prevede l’applicazione di una pena pecuniaria, circa 3.800 euro, in sostituzione della pena detentiva.

Il procedimento per decreto è un procedimento penale speciale previsto codice di procedura penale. Il pubblico ministero può presentare richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena. La richiesta di decreto penale di condanna è presentata al giudice per le indagini preliminari.

Nel termine di quindici giorni dalla notificazione del decreto, l’imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, personalmente o a mezzo del difensore eventualmente nominato, possono proporre opposizione mediante dichiarazione ricevuta nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari che ha emesso il decreto, oppure nella cancelleria del tribunale o del giudice di pace del luogo in cui si trova l’opponente. Con l’atto di opposizione l’imputato può chiedere al giudice che ha emesso il decreto di condanna il giudizio immediato, il giudizio abbreviato o l’applicazione della pena su richiesta. Se non è proposta opposizione o se questa è dichiarata inammissibile, il giudice che ha emesso il decreto di condanna ne ordina l’esecuzione. Contro l’ordinanza di inammissibilità l’opponente può proporre ricorso per cassazione.

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