Elezioni comunali 2026: il grande circo delle promesse è tornato. Prendete un ombrello

Manca poco più di un mese e già si sente nell’aria quell’inconfondibile profumo stagionale: non è zagara di arancio, non è gelsomino. È promessa elettorale. Quella sostanza volatile, impalpabile, che si diffonde ogni cinque anni nei comuni siciliani e poi evapora, puntualmente, la mattina dopo il giuramento del sindaco.

Il 24 e 25 maggio 2026, ben71 comuni sicilianiandranno alle urne, tra cui i capoluoghi di Agrigento, Enna e Messina. Nella provincia ennese toccherà anche ad Agira, Centuripe,Nicosia, Pietraperzia e Valguarnera. Preparatevi: è ufficialmente aperta la stagione della caccia al voto, con licenza illimitata di sparare balle.

Il manuale del candidato perfetto

Come da tradizione immutabile, più antica della Magna Grecia, più resistente del tufo, ogni aspirante sindaco siciliano segue un copione rodato nei secoli. Nella fase uno, quella della campagna elettorale, il candidato sale sul palco (o sul cofano di un SUV parcheggiato in piazza) e annuncia con voce stentorea:lavoro per tutti, giovani a casa loro, strade rifatte, luci nuove, turismo, cultura, futuro!Il paeserinasce. Il paeseriparte. Il paese, soprattutto,aspetta.

I cittadini, commossi, ci credono. Sempre. È questo il bello della democrazia meridionale: ha la memoria corta e il cuore grande.

Appena eletto: il miracolo del “rinviato”

Poi arriva il giorno del giuramento. Il sindaco indossa la fascia tricolore, quella stessa fascia che nel fumetto della realtà siciliana diventa rapidamente una cintura di sicurezza per proteggersi dalle conseguenze delle proprie promesse e la macchina dell’alibi si mette in moto.

«Le promesse? Beh… non è così semplice», dice lui, seduto sullapoltrona-caffèdel Municipio, con i cartellini “RINVIATO” appesi ovunque come addobbi natalizi fuori stagione. Lavoro: rinviato. Giovani: rinviati. Strade: rinviate. Turismo: rinviato. Tutto: rinviato.«Colpa degli altri», recita il cartello sul tavolo. E chi sono “gli altri”? La risposta è sempre pronta:il passato. I predecessori. Roma. Bruxelles. Il clima. I tagli. La burocrazia.Chiunque tranne io.

Nel frattempo, i giovani nicosiani continuano a fare quello che fanno da decenni:le valigie. Milano, Londra, Berlino, Dublino, Australia. Ovunque, ma non qui. Il cartello “Affittasi anime” sull’edificio abbandonato in centro non è fantasia fumettistica: è quasi una fotografia.

La liturgia delle scuse

Ogni sindaco che si rispetti ha il suo breviario personale delle giustificazioni. Si recita ogni mattina davanti allo specchio, prima di andare in Municipio a non fare nulla:

  1. Il passato— colpa di chi c’era prima
  2. La burocrazia— colpa delle carte
  3. I tagli di Roma— colpa del governo (qualunque esso sia)
  4. L’Europa— colpa di Bruxelles
  5. Il clima— colpa del meteo
  6. Gli altri sindaci— colpa dei colleghi
  7. Chiunque tranne io— questa è la voce più importante

Il risultato finale, cinque anni dopo, è invariabile:paese più vuoto, politico più pieno, di scuse, di promesse riciclate, di inaugurazioni di opere già inaugurate tre volte.

Il voto come atto di fede (o di masochismo)

Eppure ci si va, alle urne. E fa bene andarci. Perché l’alternativa, l’astensione, il cinismo totale, il “tanto sono tutti uguali”, è esattamente quello che vuole chi ha interesse a mantenere lo status quo. Il voto è ancora l’unico strumento che i cittadini hanno perscegliere, anche quando la scelta sembra tra il male e il meno peggio.

Ma forse, questa volta, sarebbe il caso di portare al seggio non solo la matita copiativa, ma ancheun contratto scritto. Con penali e fideiussione personale del candidato. Perché in Sicilia, come recita amara la didascalia finale del fumetto, siamo davvero troppo bravi ad accogliere promesse mai mantenute.

One thought on “Elezioni comunali 2026: il grande circo delle promesse è tornato. Prendete un ombrello”

  1. E’ difficile lasciare un commento piacevole, ritengo che con la fine delle ideologie i candidati si equivalgono sia nei programmi per incantare i cittadini che per il forte desiderio di fare politica a tutti i costi, non tanto per salvaguardare il bene comune e il benessere sociale, ma perché a mio avviso affetti dalla malattia del potere, la c.d. sindrome di Hubris.

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