Il “Leone da Tastiera”: guida al Safari Metropolitano (rischi di estinzione: zero) – VIDEO

C’è una specie che gli zoologi non hanno ancora ufficialmente classificato, ma che chiunque abbia un profilo Facebook conosce fin troppo bene: il Leo Tastierus Vulgaris, comunemente noto come leone da tastiera. A differenza del suo omonimo africano, questo esemplare non rischia l’estinzione: anzi, si riproduce a ritmi da record ogni volta che qualcuno posta un’opinione, un risultato sportivo o, Dio non voglia, una preferenza politica.

Originario delle savane digitali dei vecchi forum, dove admin spietati lo tenevano a bada con ban fulminei come guardiani del parco, il leone si è oggi trasferito armi e bagagli su Facebook, che nel frattempo si è trasformato da social network a vera e propria riserva naturale del degrado, una cloaca a cielo aperto dove il branco può ruggire indisturbato.

Habitat naturale e segni distintivi

L’esemplare tipico supera abbondantemente i 50 anni, ma il fenomeno non risparmia neppure le nuove generazioni, segno che la trasmissione genetica del “dover dire la sua” non guarda in faccia l’anagrafe. Riconoscerlo è semplice quanto identificare un leopardo dalle macchie: basta guardare la foto profilo. Se trovate un cane, un gatto, un santo o una Madonna al posto di un volto umano, siete davanti a un esemplare purosangue. Le varianti più evolute si presentano in coppia (foto di gruppo, ovviamente) oppure con un profilo fake costruito con la cura di uno pseudonimo da 007, convinti che nessuno li riconoscerà, spoiler: li riconoscono tutti, compreso il salumiere sotto casa.

Il suo campo d’azione è impressionante per ampiezza quanto imbarazzante per competenza: in una sola mattinata può laurearsi in giurisprudenza per commentare una sentenza, in ingegneria strutturale per un crollo, in virologia per l’ultima influenza di stagione e in critica cinematografica pur non avendo mai visto un film sottotitolato. È, in pratica, l’unico essere vivente più esperto dei professionisti che quei mestieri li fanno per vivere.

Sport e politica: il derby dell’inciviltà

Non esiste terreno di caccia più fertile di calcio e politica, due arene che il leone tratta con la medesima ferocia tribale: tifare una squadra o votare un partito sono, nella sua testa, esattamente la stessa cosa, ovvero un pretesto per liberare il peggio di sé senza filtri né contraddittorio.

L’articolo 21 come ultima spiaggia

La parte più esilarante del copione arriva quando il karma bussa alla porta: bannato da gruppi, espulso da pagine e, nei casi più seri, querelato, il leone da tastiera tira fuori dal cilindro il suo asso nella manica, l’articolo 21 della Costituzione, brandito come uno scudo sacro. Peccato che la libertà di espressione, quella vera, si fermi esattamente dove comincia la dignità altrui, un dettaglio che la giurisprudenza italiana ribadisce da decenni ma che al nostro eroe risulta stranamente incomprensibile.

Il paradosso finale è tutto qui: un animale che si crede libero pensatore e finisce invece prigioniero del proprio bisogno di ruggire a ogni costo, anche quando il silenzio, quello sì, sarebbe l’unica vera prova di intelligenza.

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